Beata Alfonsa Clerici

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    • Preghiere

    • Briciole di spiritualià

     

    Verbo Incarnato, innalza la mia fede fino al Cielo, perchè io ti adori come gli Angeli e i Santi; dilata la mia speranza al di là di tutte le cose, perchè io confidi sempre in Te solo; trasforma la mia debole carità nella carità del tuo cuore divino, perchè io non viva che Te e per la tua gloria.

    O Signore, inabissami nella contemplazione della tua santa umanità... c'è una bellezza che mi attrae: è la santa umanità di Gesù... Illumina la mia  mente affinchè comprenda tutta la grandezza, la bellezza e la santità della tua umanità


    Gesù Eucarestia, amore eterno, ti guardo, ma vorrei che il mio sguardo fosse umile della tua stessa umiltà. Ti sento, Gesù, amore eterno, ma vorrei che il mio sentire fosse di piccolezza come il mio nulla. Ti parlo, Gesù, amore eterno, ma vorrei che le mie parole fossero plasmate dalla tua umiltà. Ti adoro, Gesù, amore eterno, ma vorrei che la mia adorazione fosse vera lode della tua umiltà. Ti benedico, Gesù, amore eterno, ma vorrei benedire eternamante la tua umiltà.

    Dammi, signore, l'amore al patire, dammi l'amore alla penitenza, al sacrificio, dammi l'amore al rinnegamento di me stessa. Dammi l'amore alla tua croce, dammi l'amore al tuo Preziosissimo Sangue.

    C'e' una bellezza che mi attrae

    Per 741 volte nell'Antico Testamento risuona un vocabolo simile a un soffio, tòb: il suo significato oscilla tra "buono" e "bello" e questo ci fa comprendere come per la Bibbia bellezza e bontà, estetica ed etica s'intreccino tra loro. Due esempi sono al riguardo emblematici. Da un lato, ecco la creazione: giunto al termine di ognuno dei sei giorni dell'opera creatrice, l'autore sacro osserva che "Dio vide che era tòb", cioè una realtà bella e anche buona (Genesi 1,4). Quando entra in scena l'uomo, si usa il superlativo perché quella creatura è "molto bella/buona" (1,31), vero vertice del creato. D'altro lato, ecco davanti a noi la figura di Cristo: il Vangelo di Giovanni la definisce con un'immagine biblica, quella del pastore. Si è soliti tradurre quella frase così: "Io sono il buon pastore" (Giovanni 10,11.14). In realtà, nell'originale greco si ha: "Io sono il bel (kalòs) pastore", proprio sulla scia del valore dell'aggettivo biblico tob che unisce in sé la bontà e l'amore del pastore Cristo con lo splendore della sua rivelazione che lo circonda quasi di luce, come era accaduto nell'evento della Trasfigurazione (Luca 9,29). Nella Bibbia la bellezza è, quindi, una qualità divina che si riflette nel creato in tutta la sua varietà e ricchezza. Non per nulla l'autore del libro della Sapienza dichiara che "dalla grandezza e dalla bellezza delle creature per analogia si conosce il loro Autore" (13,5). A essere uno specchio supremo della bellezza di Dio è l'uomo, creato "a sua immagine" (Genesi 1,27).Il Cantico dei cantici, con le sue delicate e appassionate descrizioni dei corpi della donna e dell'uomo in tutto il loro fascino, ne è la testimonianza più esplicita, tenendo però conto del fatto che il corpo nel mondo semitico non è la mera fisicità organica, ma è l'espressione dell'intera realtà della persona, anche nella sua interiorità. Questa unione fra spirito e corporeità fa comprendere come la bellezza si debba incrociare con la limpidità della coscienza, con la luce dell'anima. In caso contrario si ha solamente una dimensione esteriore, perché "falsa è la grazia e vana è la bellezza, è la donna sapiente da lodare" (Proverbi 31,30). Si comprendono, allora, certi giudizi pesanti della tradizione popolare come questo, registrato sempre dal libro dei Proverbi: "Anello d'oro al muso di un maiale, così è una donna bella ma senza cervello" (11,22).La bellezza, poi, ha una sua manifestazione particolare nel testo stesso delle Scritture. Esse, infatti, costituiscono un vero e proprio monumento letterario. Si hanno, così, pagine poetiche di straordinaria fragranza e intensità, come nel caso di Giobbe o del Cantico o di alcuni Salmi; si offre un arsenale di immagini e di simboli che hanno conquistato l'arte dei secoli successivi; la pagina biblica si impreziosisce di racconti di forte impatto e di parabole incantevoli come le 35 narrate da Gesù (72, se si allarga il discorso pure ai paragoni più sviluppati e alle similitudini più ampie). Perciò l'invito che viene rivolto anche a noi è quello di "cantare Dio con arte" (Salmo 47,8) perché la via pulchritudinis, la "via della bellezza" autentica, è una strada privilegiata per raggiungere il Dio della bellezza [di Mons. Gianfranco Ravasi].

     


     
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